Chi risarcisce?

Caso fortuito alla guida dell’auto: è responsabile il conducente per il colpo di sonno o per l’improvviso dolore o l’appannamento della vista?

Immaginiamo di uscire fuori dalla corsia di marcia e di andare a sbattere contro un’altra macchina proveniente dal senso opposto perché, d’un tratto, ci si è appannata la vista o perché abbiamo sentito un forte dolore al torace che ci ha impedito di tenere sotto controllo lo sterzo: chi risarcisce il danno provocato all’altro conducente? E se, in conseguenza di ciò, l’assicurazione volesse aumentarci di una classe il premio? Quando si pensa alla responsabilità automobilistica per gli incidenti stradali si ragiona sempre in termini di violazione delle norme del codice della strada, ma gli scontri possono verificarsi anche per eventi apparentemente improvvisi e inevitabili, non certo voluti dal conducente (come invece è cosciente dell’eccesso di velocità): un colpo di sonno, un dolore cardiaco molto forte sono situazioni che non si possono certo prevedere. In caso di incidente stradale per malore chi risarcisce i danni?

Possiamo sinteticamente rispondere in questo modo: se il malore, benché improvviso, era prevedibile, perché ricorrente nel guidatore o perché affetto da una particolare patologia, questi è responsabile dell’incidente stradale. Allo stesso modo è responsabile se il malore è determinato da una stanchezza fisica, sonno fisiologico o stato di ubriachezza.

Il conducente è giustificato e, quindi, non responsabile, solo se il malore improvviso è ricollegabile a un evento patologico eccezionale, imprevedibile e inevitabile. In tal caso siamo nell’ambito del cosiddetto «caso fortuito».

 

Cassazione penale, sez. IV, 22/04/2016,  n. 24132 

Quando l’omicidio colposo è stato causato da perdita di controllo del veicolo l’imputato deve dimostrare con elementi concreti la tesi del malore. In tema di omicidio colposo determinato dalla perdita di controllo di un autoveicolo, qualora venga prospettata dall’imputato la tesi difensiva del malore improvviso – da inquadrarsi nella nozione di infermità incidente sulla capacità intellettiva e volitiva del soggetto come prevista dall’art. 88 c.p. e non all’ipotesi di caso fortuito di cui all’art. 45 stesso codice – il giudice di merito può correttamente disattenderla in assenza di elementi concreti capaci di renderla plausibile (ad esempio l’età o le condizioni psico- fisiche dell’imputato) e in presenza, peraltro, di elementi idonei a far ritenere che la perdita di controllo del veicolo sia stata determinata da un altro fattore non imprevedibile, quale un improvviso colpo di sonno dovuto a uno stato di spossatezza per lunga veglia, che avrebbe dovuto indurre il conducente a desistere dalla guida (fattispecie in cui la Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di condanna in cui si prospettava la mancata considerazione della tesi del malore, evidenziando che nella motivazione della decisione erano state indicate in modo satisfattivo le ragioni che ostavano alla configurabilità del malore: in particolare, assenza di precedenti e mancato riscontro sanitario, condizioni dell’imputata all’atto dell’arrivo dei soccorsi, dichiarazioni dei testimoni sulle circostanze dell’incidente e sulle condizioni dell’imputata).

 

(fonte: www.laleggepertutti.it)